"King Italia", n. 26 (Aprile 1990)

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Altri lavori
"KING ITALIA", n. 26 (Aprile 1990)

APPROFONDIMENTO
"Le promesse di Cinecittà - Quante belle scoperte"
di Monica Carovani.

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C'è però in tutte un istintivo rifiuto per i modelli: nessuna vuole precludersi niente: cinema o tv, essere attrice o conduttrice e, perché no, cantante, ballerina. E tra i generi: drammatico, giallo, rosa, nero, comico... "Penso di avere una naturale propensione per i ruoli drammatici", spiega Anna Galiena, elegante bruna con gli occhi azzurri, sulla trentina, di Roma, con un curriculum di tutto rispetto, nel quale spiccano sette anni di teatro a New York, gli stages con Strasberg e film in Italia, in Francia e in Germania, "faccio quello che mi offrono e cerco di farlo al meglio". Così si è trasformata dalla vamp mangiauomini di Laggiù nella giungla (regia di Stefano Reali) alla yuppie fidanzata di Nuti in Willy Signori e vengo da lontano; è una pazza nello chabroliano Ultimi giorni a Clichy e prossimamente sarà protagonista di un film francese di Patrice Leoconte (il regista di Lo strano caso di M. Hire). E anche per lei, la Francia diventa una valvola di sfogo, un trampolino di lancio... Mentre in Italia si continuano a importare attrici francesi... L'esterofilia del nostro cinema ha prodotto quasi la sparizione di una generazione di attori e attrici, costretti nelle riserve della televisione e dei teatrini, o dei film dell'orrore.

"La cosa assurda", racconta Barbara Cupisti, che daNicoletta Elmi anni è rappresentata a Parigi dalla migliore agente cinematografica, Miriam Brok, e in Francia ha girato serial come Chateau Vallon, Formula 1, e un film con l'aiuto regista di Polanski, Le salle de bain, "è che le straniere vengono qui e recitano nella loro lingua, tanto poi vengono doppiate; noi invece no. Io parlo francese e inglese come l'italiano. All'estero le attrici italiane sono apprezzate per la loro professionalità".

Arrivata dagli Stati Uniti dove aveva debuttato e lavorato per anni nei teatri dell'Off Broadway, Anna Galiena ha trovato una situazione deludente e disperante. "Gli attori, uomini e donne, nel nostro Paese sono ridotti a facce e corpi più o meno espressivi. Delle loro capacità non importa a nessuno, tanto poi il doppiaggio salva recitazione scadente e pronunce improponibili; per chi sa lavorare è una situazione umiliante".

Per una donna, soprattutto se giovane poi, subentrano altre umiliazioni: "Gli incontri al casting", continua la Galiena, "finiscono quasi sempre con inviti a cena per conoscersi meglio: è un rito che tutte le volte mi lascia annichilita. Io non sono né giovanissima, né bella, né disponibile...".

Diventare l'amante di uno o dell'altro non è più un punto d'arrivo, anzi: "Può servire solo a sputtanarsi nell'ambiente", aggiunge Barbara Cupisti, "la raccomandata viene sopportata a fatica e maltrattata il più possibile".

"Per riuscire ogni mezzo è lecito", ribatte invece Cristina GIani, che pur di diventare qualcuno e dimostrare a tante persone invidiose che le hanno voluto male di che cosa è stata capace, sarebbe pronta a rinunciare anche all'amore: "Sì, potrei fare un patto col diavolo... o almeno queste sono cose che si dicono a parole".

Ambizione e tenacia sono qualità che le accomunano. L'obiettivo è il successo. "Ma non vorrei diventare come la Dellera... Dopo tre anni non ne parla più nessuno", continua la Giani, per le cui forme deve ringraziare solo la mamma e la sana alimentazione emiliana.

"Non mi interessa essere famosa, ma soprattutto poter continuare a giocare con la fantasia, fare delle cose belle", è il desiderio di Stefania Garello. I bei ruoli... qui arrivano le dolenti note: dove sono? Il curriculum di queste ragazze è infarcito di titoli, ma pochissimi sono veramente degni di memoria e d'altra parte il panorama della produzione italiana degli ultimi anni è desolante.


 

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