"King Italia", n. 26 (Aprile 1990)

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Altri lavori
"KING ITALIA", n. 26 (Aprile 1990)

APPROFONDIMENTO
"Le promesse di Cinecittà - Quante belle scoperte"
di Monica Carovani.

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"King Italia", n. 26 (Daryl Hannah)

Basta con le eteree muse del cinema impegnato degli anni '70: né donne né madonne, ma solo compagne! Abbasso le bambole replicanti tutto sesso e niente cervello, siliconate dal capo ai piedi! Sul grande e sul piccolo schermo, tra le strade di cartapesta di Cinecittà, cerca di farsi largo una nuova generazione di attrici che coniugano insieme alle qualità, per così dire, fisiche, anche caratteristiche ben precise dal punto di vista intellettuale: sono belle con l'anima, emergenti che hanno nuotato per anni in apnea per arrivare in superficie, sono donne che alla popolarità e a un successo fatuo preferiscono un futuro di lavoro costante e costruttivo, per "arrivare all'Oscar magari a ottanta anni, ma arrivarci". Non disdegnano però di farsi fotografare in abiti succinti, strette tra corsetti e guêpière come "belle figheire anni '90" anzi: sono ben orgogliose delle loro forme, anche se spesso costano loro rinunce e diete da astronauti. La bellezza non più demonizzata è da tutte ritenuta un biglietto di ingresso nel luna park dello show business, ma dopo... Dopo si fanno sentire: altro che belle statuine, spesso dietro le spalle solcate dai sottili laccetti dei reggiseni, hanno studi serissimi: università, scuole d'arte drammatica, parlano perfettamente due, tre lingue, non credono certo a Babbo Natale, conoscono tutti i loro diritti, sanno farsi rispettare. A volte posso anche diventare delle rompiscatole perché non intendono farsi mettere i piedi sulla testa, in senso metaforico, oppure non accettano le mani addosso, in senso per nulla metaforico.

Vivono a Roma da sole, in monolocali arredati come bomboniere, oppure con fidanzati o mariti, e sono comunque capaci di gestire in assoluta segretezza la propria vita privata che non "deve essere intaccata dal lavoro". "L'amore è importante, e quando arriva è bene accetto, ma se non c'è, non è un dramma", dice Stefania Garello, 24 anni, di Urbino, che sarà Jo nella riscrittura che Lidia Ravera ha fatto di Piccole Donne, per Italia 1.

Vengono quasi tutte dalla provincia, ma la grande città tentacolare non le spaventa, con genitori e famiglie di origine hanno tutte ottimi rapporti: sono lontani i tempi in cui le giovinette che scappavano a Roma per tentare la scalata al successo erano messe all'indice nei discorsi delle famiglie d'origine e diseredate dalle vecchie zie ricche. "Certo, mio padre ha mal digerito i miei seni al vento in Il bambino e il poliziotto", racconta Barbara Cupisti, 26 anni, viareggina, ex allieva dell'Accademia d'Arte Drammatica, e da qualche anno anche attrice richiestissima in Francia, "ma la presenza di Carlo Verdone lo ha rassicurato e poi era un film per tutti". Nessun preconcetto per il nudo: "Certo non mi piacciono i nudi volgari, ma il mio corpo è così esile e magro che in una scena di nudo non può scandalizzare nessuno", racconta Soraya Castillo, 23 anni, di Santo Domingo, sposata da quattro anni a un manager finanziario di Roma, modella e indossatrice e per la prima volta attrice nella Piovra 5 (è la fidanzata spogliarellista del figlio di un boss mafioso). Nessuna preclusione per le magie della chirurgia plastica, ma anche una certa fierezza per le doti naturali. Cristina Giani, rossa autentica di Modena, 24 anni, al suo debutto in un serial tv (Quelli del College su Italia 1), non nasconde un po' di fierezza per i suoi 112 centimetri di circonferenza pettorale. "E pensare che da bambina camminavo curva quasi a nascondere le tette. Mi vergognavo a portare la quarta... Oggi vado a testa alta e sono fiera della mia femminilità. Non mi dispiacerebbe diventare un sex symbol".


 

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